Dispaccio #010 Dopo la quarta guerra mondiale

Il mondo era diventato una grigia distesa di macerie e obbedienza. I tre superstati—Oceania, Eurasia ed Estasia—avevano ormai perfezionato il loro dominio, cancellando ogni traccia di storia che non fosse quella approvata dal Partito. La guerra non era più un mezzo per vincere, ma un rituale necessario, un fuoco perpetuo in cui bruciare le speranze degli uomini. Nelle strade di Londra, i teleschermi trasmettevano senza sosta immagini di nemici annientati, mentre la voce metallica dell’Angelo della Pace ripeteva: “La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza.” Le parole si insinuavano nelle menti, plasmando il pensiero come creta umida. Proles e membri del Partito camminavano sotto lo stesso cielo plumbeo, ma solo i secondi sapevano—o credevano di sapere—che la verità era un’arma malleabile. Ogni mattina, i rapporti venivano corretti, i nemici reinventati, il passato riscritto. Chi osava dubitare scompariva nel nulla, cancellato come un errore di stampa. Eppure, in qualche angolo remoto della coscienza, una domanda sopravviveva: “Se tutto è falso, cosa resta di vero?” Ma era una domanda pericolosa, un pensiero-crimine. Meglio spegnerla. Meglio amare il Grande Fratello. Dopotutto, come recitavano i manifesti, “Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.” E il presente era un pugno di ferro avvolto nel velluto della menzogna.

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Dispaccio #015 Cybersuono

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Vigilanza

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